A cura dello Staff di ISG Formazione

ISO 13009: che cos’è, e perché conta adesso per chi gestisce uno stabilimento balneare

La norma internazionale sulla gestione degli stabilimenti balneari esiste dal 2015 ed è recepita in Italia dal 2018. Finora è stata una scelta di qualità: con le gare per le concessioni demaniali diventa anche una scelta di posizione.


Approfondimento

Fino a ieri una certificazione sulla gestione della spiaggia era un modo per dire ai clienti che il servizio è curato. Da quando le concessioni demaniali marittime si assegnano per gara, diventa qualcosa di diverso: un modo per dimostrare, con un documento verificato da terzi, ciò che un’offerta può soltanto promettere.

Che cosa è la ISO 13009

È la norma internazionale Tourism and related services — Requirements and recommendations for beach operation, pubblicata nel 2015 e recepita in Italia come UNI ISO 13009:2018. Riguarda chiunque eroghi un servizio connesso alla spiaggia: gestori privati di stabilimenti, ma anche amministrazioni che gestiscono arenili pubblici.

Non è una norma sulla sicurezza né una norma ambientale: è una norma di gestione del servizio. Stabilisce requisiti e raccomandazioni su come lo stabilimento è organizzato, su che cosa deve essere previsto e su come lo si documenta.

Che cosa tocca

  • Sicurezza in spiaggia e in acqua — sorveglianza, attrezzature di salvataggio, procedure di emergenza, informazione ai bagnanti.
  • Pulizia e igiene — arenile, servizi, aree comuni, gestione dei rifiuti.
  • Accessibilità — percorsi, servizi e attrezzature per le persone con disabilità e a ridotta mobilità.
  • Infrastrutture e attrezzature — adeguatezza, manutenzione, segnaletica.
  • Sostenibilità ambientale — consumi, scarichi, tutela dell’ambiente costiero.
  • Informazione e rapporto con il cliente — che cosa si comunica, come si raccolgono e trattano i reclami.

Il certificato, rilasciato da un organismo accreditato, ha validità di tre anni, con verifiche di mantenimento nel periodo.

Perché adesso

Le procedure di gara per l’assegnazione delle concessioni non si decidono soltanto sull’offerta economica. Fra gli elementi che concorrono al punteggio compaiono la fruibilità dell’area da parte delle persone con disabilità, gli obiettivi di sostenibilità ambientale e sociale, l’organizzazione dell’attività e l’esperienza tecnica e professionale dell’operatore.

Sono gli stessi assi su cui la ISO 13009 è costruita. Chi è già certificato non deve dichiarare di avere quelle caratteristiche: le ha attestate, e l’attestazione vale nei confronti di chiunque la legga.

Una certificazione non aggiunge punti per il fatto di esistere. Aggiunge credibilità a ciò che si dichiara, e toglie alla commissione il compito di crederci sulla parola.

ISO 13009 e UNI 11911: non sono alternative

Accanto alla norma internazionale esiste la UNI 11911, dedicata specificamente agli stabilimenti balneari italiani e ai loro elementi di qualificazione. Le due non si escludono e non si sovrappongono del tutto: la prima è il quadro di gestione riconosciuto fuori dai confini nazionali, la seconda entra nel dettaglio dei requisiti che il contesto italiano rende rilevanti.

Quale convenga adottare, o se convenga adottarle entrambe, dipende da come è fatto lo stabilimento e da che cosa chiede il bando a cui si intende partecipare. È una valutazione che si fa prima, non dopo aver letto il bando.

Che cosa comporta, in pratica

Il percorso verso la certificazione non comincia con l’audit: comincia con la ricognizione di ciò che lo stabilimento già fa e non ha mai messo per iscritto. Nella maggior parte dei casi una parte consistente dei requisiti è già soddisfatta nei fatti — la sorveglianza c’è, le procedure di emergenza esistono, la manutenzione si fa — ma non esiste il documento che lo dimostri.

Il lavoro sta lì: trasformare una prassi in un sistema verificabile, senza appesantire la gestione quotidiana di chi la spiaggia la manda avanti tutti i giorni.

Come affianchiamo chi decide di farlo

ISG Formazione segue il percorso dall’analisi iniziale alla verifica dell’organismo di certificazione: ricognizione dei requisiti già presenti, costruzione della documentazione mancante, formazione del personale sulle procedure, accompagnamento all’audit. E, dove serve, il raccordo con gli obblighi di sicurezza sul lavoro e di igiene alimentare che uno stabilimento con servizio di somministrazione ha comunque.

Fonti

Riferimenti normativi