Che cos’è
È la formazione di chi entra a lavorare dentro serbatoi, silos, cisterne, vasche, pozzi, cunicoli, fognature, camere di combustione: luoghi con accessi stretti, poco ricambio d’aria e la possibilità che l’atmosfera al loro interno sia povera di ossigeno, tossica o esplosiva. La legge li chiama «ambienti sospetti di inquinamento o confinati», e li tratta a parte perché quasi ogni infortunio che vi accade è grave, e molto spesso coinvolge anche chi prova a soccorrere.
Il corso insegna a riconoscere un ambiente confinato, a individuare i fattori di rischio — difetto o eccesso di ossigeno, agenti chimici che asfissiano o intossicano, pericolo di esplosione e incendio, seppellimento, cadute dall’alto, mancanza di comunicazione — e a lavorare con le procedure: come si entra e come si esce, quanti si entra, come si monitora l’atmosfera, come si ventila, quali sistemi di illuminazione e quali dispositivi contro lo shock elettrico si usano. E poi le emergenze: incendio, anossia, gas tossici, recupero dell’infortunato.
A chi si rivolge
A tutto il personale impiegato in queste attività: lavoratori, lavoratori autonomi e lo stesso datore di lavoro quando vi è impiegato. Non è una formazione facoltativa e non è un adempimento fra gli altri: fa parte dei requisiti che rendono un’impresa qualificata a operare in questo settore. Un regolamento del 2011 stabilisce che l’attività in ambienti sospetti di inquinamento o confinati può essere svolta unicamente da imprese e lavoratori autonomi che possiedono tutti i requisiti elencati, fra cui l’avvenuta informazione e formazione di tutto il personale, mirata ai fattori di rischio di queste attività e con verifica dell’apprendimento e aggiornamento. Il mancato rispetto di quei requisiti fa venir meno la qualificazione necessaria per operare.
Accanto alla formazione, lo stesso regolamento chiede altro che vale la pena conoscere prima di accettare un lavoro del genere: almeno il 30% della forza lavoro deve avere esperienza triennale specifica, e quell’esperienza è necessaria per chi svolge le funzioni di preposto; servono addestramento all’uso dei dispositivi e alle procedure; il committente deve informare in modo puntuale e dettagliato sui rischi dei luoghi, con un tempo adeguato e comunque non inferiore a un giorno, e deve individuare un proprio rappresentante che vigila sul posto; il subappalto non è ammesso se non espressamente autorizzato e certificato.
Come si svolge
Dodici ore, in due moduli. Il modulo giuridico-tecnico dura quattro ore: normativa di riferimento, definizione e identificazione di un ambiente confinato, analisi degli eventi infortunistici, fattori e rischi specifici, caratteristiche e pericolosità degli agenti chimici, misure e procedure di prevenzione nelle varie fasi di lavoro, sorveglianza sanitaria. Il modulo pratico dura otto ore ed è la parte più lunga del corso: procedure di emergenza e simulazione sull’uso dei dispositivi e della strumentazione — dispositivi di protezione individuale, apparecchi per la protezione delle vie respiratorie con le loro tipologie e i loro filtri, imbracature, tripode, rilevatori di gas, misuratori di esplosività — e sistemi di segnalazione e comunicazione.
I docenti del modulo giuridico-tecnico e quelli del modulo pratico devono avere, oltre ai requisiti generali previsti per i formatori, un’esperienza professionale documentata di almeno tre anni nel settore dei lavori in ambiente confinato o sospetto di inquinamento. I partecipanti sono al massimo trenta; nelle attività pratiche c’è almeno un docente ogni sei discenti; per accedere alla verifica finale serve la frequenza di almeno il 90% delle ore.
L’aggiornamento va fatto ogni cinque anni e dura almeno quattro ore, tutte di parte pratica; durante il corso il docente illustra le modifiche normative e le evoluzioni tecniche intervenute. Per questo percorso, a differenza di altri, la partecipazione a convegni e seminari non vale come aggiornamento.