Che cos’è
È la formazione delle persone che l’azienda incarica di prevenire gli incendi, di spegnere un principio di incendio e di gestire l’emergenza fino all’evacuazione. In azienda si chiamano «addetti al servizio antincendio»: non sono vigili del fuoco, sono lavoratori che restano al loro posto e che, se serve, sanno che cosa fare nei primi minuti.
Il corso spiega come nasce e si propaga un incendio, quali sostanze lo spengono, che cosa proteggono le porte tagliafuoco, i rivelatori e gli impianti di allarme, come si chiamano i soccorsi e come si porta fuori la gente. Una parte è sempre pratica: si prendono in mano gli estintori e si usano, e nei livelli più alti si usano anche naspi e idranti e si prendono in mano i dispositivi di protezione.
A chi si rivolge
A ogni lavoratore designato dal datore di lavoro come addetto al servizio antincendio. La designazione non è facoltativa: il datore di lavoro deve farla dopo aver valutato il rischio di incendio, e i designati devono frequentare i corsi. Il datore di lavoro può designare sé stesso nei casi in cui la legge gli consente di svolgere direttamente i compiti del servizio di prevenzione e protezione.
Quante persone formare e a quale livello dipende dall’attività. Il decreto divide le attività in tre livelli, e il datore di lavoro assegna il livello sulla base della valutazione del rischio di incendio.
- Livello 3 — le attività più critiche: stabilimenti a rischio di incidente rilevante, fabbriche e depositi di esplosivi, centrali termoelettriche, impianti e laboratori nucleari, alberghi con oltre 200 posti letto, strutture sanitarie con ricovero, case di riposo, scuole e uffici con oltre 1.000 persone presenti, grandi depositi e grandi superfici commerciali, cantieri in sotterraneo oltre 50 metri o con uso di esplosivi.
- Livello 2 — i luoghi di lavoro soggetti ai controlli di prevenzione incendi dei Vigili del fuoco che non rientrano nel livello 3, e i cantieri in cui si detengono e si impiegano sostanze infiammabili e si fa uso di fiamme libere, esclusi quelli interamente all’aperto.
- Livello 1 — tutte le altre attività, dove le sostanze presenti e le condizioni di esercizio offrono scarsa possibilità di sviluppo di focolai.
Per alcune attività a rischio più elevato — elencate a parte nel decreto, e in parte diverse da quelle di livello 3: alberghi con oltre 100 posti letto, scuole con oltre 300 persone, uffici con oltre 500, locali di spettacolo con più di 100 posti, fra le altre — agli addetti è richiesto in aggiunta l’attestato di idoneità tecnica, che si consegue superando un esame presso il Comando provinciale dei Vigili del fuoco. È un passaggio separato dal corso e non sostituisce la formazione.
Come si svolge
Il percorso è graduato sul livello. Il livello 1 dura quattro ore: un’ora sull’incendio e la prevenzione, un’ora sulla protezione antincendio e sulle procedure da adottare, due ore di esercitazioni pratiche sugli estintori portatili e sul registro antincendio. Il livello 2 dura otto ore, di cui tre di esercitazioni pratiche che comprendono naspi e idranti. Il livello 3 dura sedici ore, quattro delle quali pratiche, e aggiunge le aree a rischio specifico, la protezione contro le esplosioni e il piano di emergenza. In tutti e tre i casi la verifica di apprendimento è compresa nel monte ore indicato.
L’aggiornamento va ripetuto con cadenza almeno quinquennale. Al livello 1 può consistere nelle sole esercitazioni pratiche; ai livelli 2 e 3 è composto da una parte teorica in aula e da esercitazioni pratiche, con i contenuti scelti fra gli argomenti del corso iniziale.
Il decreto ammette metodologie di apprendimento innovative, compresa la formazione a distanza di tipo sincrono, limitatamente alla parte teorica: le esercitazioni pratiche si svolgono di persona. I corsi sono tenuti dal Corpo nazionale dei vigili del fuoco oppure da soggetti pubblici o privati che si avvalgono di docenti in possesso dei requisiti fissati dal decreto.